L’83esima edizione del Festival del cinema di Venezia si apre con Ink, il nuovo film di Danny Boyle, e si tratta di un incipit molto convincente. Prima volta in concorso per il regista inglese che mette in scena la nascita e l’ascesa del tabloid The Sun che segna l’inizio del successo delle riviste scandalistiche inglesi. Rupert Murdoch (Guy Pearce) assolda Larry Lamb (Jack O’Connell) con un solo compito, superare le vendite del ben più istituzionale Daily Mirror e per farlo potrà avvalersi di, quasi, ogni mezzo. Dopo un inizio da Heist movie in cui viene messa insieme una banda composta da tutti gli scarti di Fleet Street, la pellicola racconta l’ascesa di un giornale ma soprattutto di un modo di guardare e raccontare la realtà. Per la prima volta l’Inghilterra si scopre interessata a guardarsi allo specchio nei suoi aspetti più pruriginosi, umani e carnali. In un panorama dominato da uno stile aristocratico il The Sun trova la chiave del suo successo nell’osservare il mondo dal buco della serratura, un approccio punk-capitalista che segnerà per sempre la storia dell’informazione mondiale. La messa in scena di Danny Boyle è sempre interessante, aiutata da un montaggio frenetico ma mai eccessivo, riesce a imporre una cifra stilistica ben riconoscibile che eleva il film ben al di sopra delle possibilità narrative garantite dalla storia stessa. La scelta di insistere visivamente sulle macchine e la produzione materiale del giornale stampato è efficace. Le rotative attraverso lo sguardo del regista godono di un fascino unico, un oggetto che diventa protagonista aggiunto della pellicola e che sembra animato da una vitalità esplosiva e strabordante. Danny Boyle si conferma come uno degli autori più visivamente creativi ed efficaci degli ultimi anni. Grazie a un’idea di cinema molto precisa e personale riesce nella difficile operazione di imbrigliare all’interno di una forma elegantissima uno stile frenetico, dinamico e volutamente sopra le righe. La Mostra del cinema sceglie un’apertura insolita ma che funziona benissimo nell’economia di un Concorso molto eterogeneo e privo di grandi nomi. Menzione speciale, infine, per il sonoro che ha un ruolo decisivo nel catturare lo spettatore e tenerlo in apnea per tutta la prima parte fino alla necessaria distensione.
Ink è una riflessione accattivante sul giornalismo, cosa significhi “notizia” e cosa si è disposti a fare pur di raggiungere il successo. Una genealogia brillante che cerca di comprendere le radici di alcuni fenomeni contemporanei, disinformazione, sensazionalismo, gossip esasperato, ponendo lo sguardo sulla loro origine storica.
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