Oreste, presentato al Pesaro Film Festival è l'opera prima di Alessandro Cedola, regista e protagonista. Il cortometraggio nasce dal lavoro di una troupe di giovani professionisti e porta con sé l'energia di un’atmosfera coesa, che si riflette nell’opera stessa e la restituisce come il frutto di un’esigenza condivisa di raccontare una storia capace di parlare ad un'intera generazione. Immerso in una Roma estiva e immobile Oreste si muove come un corpo sospeso all’interno di un mondo plasmato da convenzioni sociali invisibili e pervasive, capaci di alimentare quel senso di inadeguatezza che tormenta chi non si trova perfettamente inserito in questo rigido sistema imposto, costruito su fragili equilibri privi di fondamenta. Il protagonista, attraverso una narrazione segnata da una pungente ironia di ascendenza morettiana bilanciata da un velo di malinconia, dà voce a quel disorientamento generato da una vita che sembra trovarsi ancora in uno stato embrionale, tutta da costruire e modellare. Le pagine dell’esistenza sono ancora bianche ma è proprio la libertà che queste promettono a trasformarsi in un peso, ogni scelta appare incapace di soddisfare le aspettative imposte e autoimposte. La messa in scena lascia infatti spazio soprattutto alla sua dimensione interiore e la regia accompagna il suo sguardo mantenendo un tono intimo e autentico che rende credibile il suo percorso emotivo. Quest’ultimo si conclude con l’interruzione della ricerca spasmodica del protagonista che improvvisamente si sente compreso, senza bisogno di porre filtri tra sé stesso e il mondo che lo circonda. In quel momento smette di rincorrere un immagine ideale di sé e si concede inconsapevolmente la confortante possibilità di arrendersi all’inesorabile scorrere degli eventi.
