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Cleo dalle 5 alle 7

2026-03-29 15:47

Filippo Bardella

Cleo dalle 5 alle 7

Il legame tra la regista belga naturalizzata francese Agnes Varda e il suofilm Cleo dalle 5 alle 7 è indissolubile e assolutamentecentrale all’interno

Il legame tra la regista belga naturalizzata francese Agnes Varda e il suo
film Cleo dalle 5 alle 7 è indissolubile e assolutamentecentrale all’interno
della sua opera artistica, talmente rilevante da rischiare, come infatti è
accaduto, di essere totalizzante di fatto circostanziando l’analisi critica della
regista al suo capolavoro.Dunque l’obiettivo di questi scritti è anche quello
di far emergere la varietà dell’opera di Varda, soprattutto la forza e la
portata della sua vis sperimentale, la spinta alla continua ricerca di altre
strade,spesso alternative a quelle del cinema di finzione. Da questi
presupposti nasce quindi l’attenzione per il documentarismo e per
l’innovazione delle forme di classiche di racconto; una presa di posizione
estetica e politica che porterà la sua arte sulla via di una sperimentazione
costante e sempre crescente che passeràattraverso il recupero del
cortometraggio fino ad arrivare alle installazioni plastiche in un processo e
un’evoluzione artistica lineari anche se non del tutto privi di oscurità.
Tuttavia anche in un’analisi che vuole essere aperta, frammentaria e
caleidoscopica come quella che ci proponiamo di fare per abbracciare
forse nel modo più coerente possibile l’opera di Agnes Varda, appare
irrinunciabile soffermarsi, seppur brevemente, su questo filmquantomeno
per rilevare alcuni degli elementi centrali della poetica della regista che qui
emergono esemplarmente. L’obiettivo di queste righe non sarà dunque

quello di condurre un’analisi esaustiva dell’opera che richiederebbe uno
spazio e un tempo incomparabilmente maggiori, bensì cercare di definire
l’importanza dell’opera attraverso le sue coordinate storico-formali.
L’importanza di Clèo nella carriera di Agnes Varda è direttamente collegata
alla forza dirompente di un’opera che già dalla sequenza iniziale dichiara le
intenzioni di rottura della regista, rivela la compiutezza di un’elaborazione
teorica che si proietta direttamente nella modernità e anticipa degli
elementi che saranno centrali nella sua evoluzione artistica. È proprio su
questo doppio binario che mi sembra interessante procedere, ossia quello
di un’opera che da una parte si configura come punto di partenza, come
embrione di una poetica personale che si evolverà a partire da precise
premesse ed elementi presenti nel film; e che dall’altra parte dimostra
invece una finitezza e una maturità stupefacenteesemplificate dal legame
armonico tra forma e contenuto ossiaquell’unione inscindibile tra
elaborazione linguistica del materialefilmico e riflessione contenutistica e
filosofica. Si tratta dunque di tenere contemporaneamente in
considerazione l’asse diacronico e l’asse sincronico su cui si muove il film,
in modo da rilevare ed evidenziare l’importanza capitale dell’opera
all’interno del percorso artistico di Agnes Varda e nell’evoluzione dell’arte
cinematografica in generale.
Clèo dalle 5 alle 7 è il secondo lungometraggio della regista belga
realizzato cinque anni dopo l’esordio cinematografico La pointe courte,
progetto nato inizialmente come mediometraggio e giratocon mezzi di
fortuna, poi allungato e rimontato con la collaborazione di Alain Resnais.

Distribuito nel 1955, dunquequalche anno prima dei coevi esordi dei
colleghi francesi, La pointe courte è considerato il film iniziatore della
Nouvelle Vague. Nonostante la regista abbia sempre rifiutato la propria
collocazione all’interno del gruppo, ci rifacciamo in questo caso alla larga
accezione del termine intendendo quindi quell’ ondata di rinnovamento
formale, tecnico e politico che, partendo dalla Francia, ha traghettato il
cinema nella modernità. In ogni caso al di fuori di complesse questioni
riguardanti categorie e tassonomie critiche, è innegabile che sia Clèo il film
che impone definitivamente la Varda agli occhi del pubblico, della critica
specializzata e dei giovani cineasti su cui eserciterà un’influenza non
trascurabile, anche e soprattutto in relazione alla citata Nouvelle Vague
(che rimane comunque l’orizzonte di appartenenza del suo cinema almeno
nella prima fase della carriera), e la porterà a svolgere un ruolo di primo
piano nel rinnovamento del cinema francese e mondiale in termini sia di
linguaggio che di contenuto.
Come accennato l’idea alla base di questi articoli è quella di un’analisi che
procede a salti, per illuminazioni e fugaci frammenti e che comprenda punti
di vista diversi che, rimbalzandosi a vicenda, rispecchino idealmente il
carattere aperto dell’opera di un’artista perennemente insoddisfatta,
impegnata nell’instancabile ricerca di nuovi modi di catturare la vita
restituendola sotto forma di immagine. Il ruolo giocato da Cléo dalle 5 alle 7
è dunque evidente e fondamentale. Fin dagli esordi infatti Varda dimostra
un disinteresse per le strutture del racconto classico, ricerca nuovi modi di
ritrarre la verità della vita troppospesso nascosta dietro azioni
convenzionali e personaggi stereotipati. Varda opera tramite sottrazione e

in senso centripeto: elimina ogni elemento di trama esterno e si concentra
su un unico personaggio che pedina incessantemente per tutta la durata
del film spostando l’azione dall’esterno (la città, i personaggi, i dialoghi)
all’interno (la mente di Cléo), ovvero passando dal visibile all’invisibile, da
ciò che è noto a ciò che è nascosto esclusivamente dentro la realtà
dell’immagine. A tutto questo aggiunge una serie di elementi che
arricchiscono la densità dell’opera e la proiettano in ideale dialogo con le
più avanguardistiche elaborazioni teoriche della modernità.Innanzitutto
un’impostazione di ripresa di tipo semi-documentaristico che contiene i
prodromi di una via artistica che svilupperà in seguito; il gioco e il
divertimento metalinguistico che rivela l’interesse per il recupero della
forma del cortometraggio e il linguaggio del cinema muto; e per finire una
riflessione sul tempo perfettamente coerente con i contemporanei sviluppi
teorici del cinema, basti pensare agli studi di Gilles Deleuze, il quale
individua proprio nel nuovo rapporto dell’immagine con il tempo l’elemento
centrale della modernità cinematografica
Nell’ora e mezza in cui assistiamo alla trepidante e angosciosa attesa della
protagonista Cléo, convinta di essere gravemente malata,
dell’appuntamento con il medico previsto per le 19:00, Varda racchiude
l’essenza stessa di un nuovo modo di pensare l’arte cinematografica nella
sua interezza. Confeziona e regala al mondo un manifesto di un cinema
ancora da farsi in cui sono definitivamente crollate le barriere tra realtà e
finzione, dove l’azione coincide con la riflessione, il tempo sembra
inciampare, fermarsi e accelerare all’improvviso e il cinema si fa tutt’uno
con la vita.

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