SOCIAL
E-MAIL

instagram

schermimagazine@libero.it

SCHERMI MAGAZINE

© Schermi Magazine

Il cinema della purezza di Alice Rohrwacher

2025-11-27 16:01

Luca Origo

Articoli,

Il cinema della purezza di Alice Rohrwacher

10 e Luce è un progetto con cui Cinecittà sta rispolverando dieci pellicole italiane del propriocatalogo, una al mese fino alla prossima estate. Si tr

10 e Luce è un progetto con cui Cinecittà sta rispolverando dieci pellicole italiane del proprio
catalogo, una al mese fino alla prossima estate. Si tratta di un’interessante occasione per
lasciarsi sorprendere dalla profondità, troppo spesso sottovalutata, della nostra produzione
cinematografica. Oltre a Pane e tulipani (2000) di Silvio Soldini che ha inaugurato l’iniziativa,
tra i titoli scelti splendono anche L’albero degli zoccoli (1978) di Ermanno Olmi che vinse a
Cannes e Porte aperte (1990) di Gianni Amelio, uno degli ultimi film con Gian Maria Volontè.
In novembre, invece, le sale hanno potuto riabbracciare il lungometraggio d’esordio di Alice
Rohrwacher Corpo celeste (2011).
La regista e sceneggiatrice toscana ha segnato indelebilmente il cinema italiano degli anni
‘10. Se da un lato il suo realismo dai colori pastello e dalle atmosfere sospese, quasi
magiche, è diventato uno standard estetico, dall’altro la sua indagine del grottesco nelle
dinamiche di potere le ha permesso di intavolare taglienti riflessioni sociali. Al centro della
sua filmografia sono quasi sempre gli ultimi, i dimenticati, coloro che resistono più o meno
consapevolmente alle logiche del capitalismo. Lo sguardo di Rohrwacher si posa con grande
dolcezza e autenticità sulle loro vite immerse in contesti rurali su cui aleggia lo spettro della
città. L’impatto tra la purezza dei suoi personaggi e il mondo corrotto della modernità
costituisce uno dei grandi temi del suo cinema.
Corpo celeste segue la giovane Marta trasferirsi in un piccolo paese della provincia
calabrese dove le occasioni di socialità sembrano essere relegate all’ambiente parrocchiale.
Entrando assieme alla protagonista negli ingranaggi di questo microcosmo asfissiante, la
regista ne mette in luce tutte le contraddizioni e tossicità. Il senso di comunione e il bisogno
di spiritualità scompaiono dietro interessi personali, politici ed economici. Rohrwacher
decostruisce quindi la capillarità della chiesa cattolica mostrando una grande delusione
verso chi, idealizzando la fede, si dimentica dei suoi insegnamenti umani. Evocativa in tal
senso è l’inquadratura prolungata su un grande crocifisso che, dopo esser precipitato, viene
cullato dalle onde del mare.
Marta attraversa luoghi e sperimenta relazioni in cui non riesce a riconoscersi. Da quando
frequenta le lezioni di catechismo a quando, a casa, deve fronteggiare l’ostilità della sorella
maggiore, la giovane non è mai libera di essere sé stessa: una sensazione provata solo nei
rari e caldi ritagli di tempo trascorsi assieme alla madre. In avvicinamento alla cresima, rito
con cui si conferma la propria appartenenza alla comunità cristiana, il suo malessere
assume dapprima i tratti dell’autosabotaggio e in seguito quelli della fuga.
Per tutta la durata della pellicola, le sue lunghe camminate in solitaria fungono da finestra su
un mondo intrigante e sconosciuto. Spiando i giochi di alcuni ragazzi in riva al mare, Marta
intravede un’alternativa alla vita impostale dalla parrocchia: una dimensione in cui c’è ancora
spazio per sorprendersi e autodeterminarsi, in cui le cose abbandonate acquisiscono valore
e il tempo pare fermarsi. Varcando finalmente la soglia di questa finestra, Marta si accorgerà
che i veri miracoli non hanno niente a che vedere col divino.

CONTATTACI
SOCIAL
E-MAIL

Italia


instagram

schermimagazine@libero.it

© Schermi Magazine