SOCIAL
E-MAIL

instagram

schermimagazine@libero.it

SCHERMI MAGAZINE

© Schermi Magazine

Tre ciotole ci ricorda che la vita non si spiega. Si sente.

2025-10-27 19:26

Lucrezia Bazzolo

Recensioni,

Tre ciotole ci ricorda che la vita non si spiega. Si sente.

In una Roma in cui anziani e madonne guardano dall’alto, protettori e protettrici di esistenze checorrono, si intersecano e incrociandosi generano il

In una Roma in cui anziani e madonne guardano dall’alto, protettori e protettrici di esistenze che
corrono, si intersecano e incrociandosi generano il vitale labirinto delle cose che succedono, degli
eventi che indimenticabili segnano i giorni e li rivoluzionano; è in questo contesto che Antonio e
Marta si ritrovano ad abitare, in una lontananza di corpi e di anime per loro estranea eppure ormai
così familiare, avvicinandosi e allontanandosi con movimenti ondulatori e scostanti in un nuovo
linguaggio marmoreo, immobile, adirezionale.
Dove va a finire tutto l’amore quando non si prova più? Dove finiscono i chili che perdiamo? Dove
finiscono le nostre cose quando non ci siamo più?
La vita per Marta cambia drasticamente quando l’amore diventa un malinteso, quando l’idea
dell’altro non corrisponde più alla realtà, quando slegata dal legame con Antonio si ritrova sola,
scoperta, avvolta da una solitudine in cui inizialmente non si riconosce, ma che diventa poi
rivelatrice di una libertà mai provata.
Lentamente quello assaporato è un vivere senza porsi più domande, senza cercare il senso di
quella che può essere una casuale e insignificante scelta, parola, azione, per esistere realmente,
secondo leggerezza, secondo la purezza di un’esistenza vissuta apparentemente in superficie,
eppure profondissima.
Marta decostruisce il suo muoversi nel mondo e inizia a vedere la sua vita per quello che
realmente è: un incredibile e bellissimo incidente, un insieme disordinato, folle, insensato e per
questo affascinante, di momenti; una decostruzione che prosegue sempre più in profondità quando
le viene diagnosticato un male per il quale inizialmente sembra esserci rimedio, ma che in seguito
si rivela incurabile.
È qui che paradossalmente la protagonista rinasce, è qui che emerge la sua voglia di vivere
nonostante tutto, forte come una cariatide che sostiene un peso architettonico enorme, coraggiosa
e irriverente nella sua debolezza, nella dolcezza di una fragilità che non rompe, tuttavia fortifica;
nel corso della pellicola Marta è questo e molto di più, con una serenità quasi anomala accoglie
quello che le succede e reinventa la sua storia con naturalezza.
Trovare rifugio in una Trastevere sinonimo di casa, su rive del Tevere mai state così desolanti, in
un armadio con il cartonato di una popstar coreana che si fa persona, uomo, compagnia che
affianca Marta in questo doloroso ma vibrante cammino.
Tre ciotole ricorda che c’è gioia nel dolore, che il viaggio diretto verso la scoperta di sé stessi si
percorre su strade tortuose e sconosciute, ma non per questo prive di bellezza; perché l’unico
essere che non si ammala mai è l’ameba, ma l’assenza di errore e una perfetta condizione di stasi
non corrisponderà mai all’essere vivi.

CONTATTACI
SOCIAL
E-MAIL

Italia


instagram

schermimagazine@libero.it

© Schermi Magazine