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La tradizione orale nel cinema di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis

2025-10-23 15:09

Luca Origo

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La tradizione orale nel cinema di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis

Tra settembre e ottobre 2025 le sale italiane hanno accolto varie pellicole coraggiose che, sfidando le logiche produttive della nostra industria, si

Tra settembre e ottobre 2025 le sale italiane hanno accolto varie pellicole coraggiose che, sfidando le logiche produttive della nostra industria, si inoltrano nel cinema di genere calandolo nei nostri paesaggi. Con “La Valle dei Sorrisi”, presentato fuori concorso all’82a Mostra del Cinema di Venezia, Paolo Strippoli porta l’horror in un paesino delle Alpi, mentre Francesco Sossai ambienta nella provincia di Venezia il proprio road movie “Le Città di Pianura”, una delle due opere italiane candidate alla sezione Un Certain Regard del 78o Festival di Cannes. L’altra, anch’essa produttivamente molto ambiziosa, è “Testa o Croce?” di Alessio Rigo De Righi e Matteo Zoppis, anti-western italiano nonché ennesimo capitolo di una filmografia da sempre incentrata sul racconto orale popolare.

 

Amici d’infanzia, Rigo De Righi e Zoppis hanno iniziato a collaborare una volta finiti gli studi. Per la loro opera prima, i due registi desideravano raccontare la storia di una pantera nera che per anni seminò il panico tra i pastori della Tuscia (area collinare e selvaggia nella provincia di Viterbo). In cerca di testimoni, i due incapparono nel casino di caccia gestito da Ercole Colnago e nella cerchia dei suoi frequentatori finendo per essere trascinati in una spirale di voci, miti e racconti tramandati oralmente da generazioni. Di questo passaparola i due registi hanno sempre subito il fascino immaginifico, tentando di catturare col mezzo documentaristico i molteplici ritratti umani che spontaneamente ne derivano.

 

La storia del misterioso predatore confluì in un cortometraggio intitolato “Belva Nera” (2013) mentre quella di un famigerato eremita, Mario de Marcella, fu approfondita nel lungometraggio “Il Solengo” (2015), nome solitamente attribuito al cinghiale adulto che abbandona il proprio branco. Forti della loro lunga tradizione, certi racconti si tramutano in vere leggende: è questo il caso della vita di Luciano, paesano costretto all’esilio in un’isola argentina alla fine del 19o secolo. Intravedendone il potenziale narrativo (e il grande spazio lasciato alla fantasia), Rigo De Righi e Zoppis ne hanno fatto il loro primo film di fiction, “Re Granchio” (2021), quell’anno selezionato a Cannes nella Quinzaine de Cineastes.

 

L’incipit di “Testa o Croce?” (2025) è anch’esso ispirato a un racconto popolare che la coppia di registi custodiva sin dall’infanzia: una sfida tra alcuni cowboy statunitensi e i butteri della zona (termine che indica i mandriani della Maremma). La definizione di “anti-western” per questo film è giustificata dal continuo ribaltamento dei canoni che hanno reso famoso il genere. I personaggi di Rosa e Santino (interpretati da Nadia Tereszkiewicz e Alessandro Borghi) svuotano rispettivamente gli stereotipi della dama bisognosa d’aiuto e del pistolero eroico. Quest’ultimo potrebbe anche essere eliminato dalla sceneggiatura, senza che il percorso della prima verso la liberazione ne risenta in alcun modo.

 

John C. Reilly, invece, dà voce e corpo ad un Buffalo Bill Cody tanto sopra le righe quanto fondamentale dal punto di vista metanarrativo. La sua figura è interessante perché mette in luce il più ombroso della narrazione: il potere ambiguo di chi può controllarla e non resiste ad imporre la propria versione dei fatti. Spietato nel suo revisionismo storico verso il fenomeno colonialista nel Nord America, Buffalo Bill verrà poi ricattato con minacce di diffamazione a mezzo stampa e si vedrà costretto ad iniziare il suo viaggio alla ricerca dei due protagonisti in fuga. Ultimo tra i molteplici narratori inaffidabili della filmografia di Rigo De Righi e Zoppis, sarà proprio lui a trascrivere e mitizzare la storia di Rosa e Santino.

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