A circa metà del film due dei protagonisti si ritrovano davanti ad un affresco che cattura la loro
attenzione, si tratta di un tipo particolare di rappresentazione chiamata “capriccio”. Un “capriccio”
nell’arte figurativa è un’opera frutto unicamente della fantasia dell’autore, nel caso specifico un
paesaggio verosimile ma del tutto immaginario ispirato a una veduta tipica del Triveneto. Quando si
trovano davanti a un componimento simile Giulio (Filippo Scotti) spiega a Doriano (Pierpaolo
Capovilla) il concetto di “capriccio” perché nonostante l’apparente realismo dell’opera il pittore ha
eliminato le città di pianura che forse al suo occhio apparivano poco esteticamente rilevanti.
La pellicola omonima è un inno alla riscoperta delle nostre città di pianura, termine figurato che
indica tutto ciò che molti vorrebbero eliminare sia geograficamente, come l’autore del dipinto, sia
metaforicamente dalla propria vita, gli ultimi bicchieri, le sigarette, le chiacchiere vacue e alcoliche
che forse scoprono il senso della vita. La storia raccontata da Francesco Sossai è un inno ideologico
a tutte le città di pianura che la velocità moderna vorrebbe eliminare, contro le autostrade Lisbona-
Treviso-Budapest che si vorrebbero creare per passare direttamente ai momenti salienti facendoci
dimenticare la leggera poesia dei momenti pianurali delle nostre vite. I due cantori di questo inno
sono Carlo Bianchi (Sergio Romano) e Doriano che conducono per mano immaturo e appesantito
studente di architettura in un viaggio in cui impara a capire e ad amare le soste a mangiare le
lumache da Mery saltando la revisione del progetto e fermarsi a contemplare un luogo ammirato
solo in foto per cinque anni, la tomba Brion di Carlo Scarpa. L’aver vissuto tutto quel tempo a
poche ore di distanza senza averlo mai visitato è allegoria dell’accecamento di Giulio incastrato nel
ritmo serrato impostogli da una società che odia le città di pianura e vorrebbe creare vite artificiali
ad immagine e somiglianza del capriccio dell’anonimo pittore.
Le città di pianura è un road movie antico e modernissimo in cui Carlo Bianchi e Doriano
costringono Giulio a un’avventura circolare e senza senso che probabilmente modificherà per
sempre la sua esistenza. Il film di Francesco Sossai è un’opera iperstratificata che tratteggia un’idea
di mondo completa, ingenua e nostalgica, con un inizio che apre l’orizzonte politico in cui si
inserisce la narrazione e dà subito la misura dell’universo che il regista vuole esplorare. I due
personaggi, usciti da un’epoca che non c’è, più incarnano una ribellione sconfitta in partenza ma
che tenta con le unghie e con i denti di tramandare un’ideale di vita ormai archiviato. Giulio è
invece il controcanto generazionale alla malinconica avventurosità dei due , questo dialogo
modificherà entrambi in un micro-romanzo di formazione in cui reciprocamente si miglioreranno.
Lo sguardo del regista è preciso e millimetrico nelle scelte artistiche, riprese in macchina che
ricordano le atmosfere oniriche di Strade perdute, dialoghi incasinati e alcolici filmati come se, e
forse lo fanno, incarnassero il senso della vita e alcune scelte di riprese giù cult come la ripresa
diagonale del loro arrivo alla casa di carlo che con la sua geometria storta racconta perfettamente lo
sguardo confuso della fine di una serata, giornata, alcolica. Dalla politica, all’amicizia, al tempo che
passa e all’incomunicabilità generazionale, scardinata dai nostri tre eroi, le città di pianura porta nel
triveneto quasi tutto il mondo e incastra tra le pieghe delle conversazioni idee e sentimenti
raramente raccontati con tale precisione.
La sensibilità di Francesco Sossai è mettere in scena la visione di due emarginati, espulsi o fuggiti
dalla società, che incarnano una postura politica ed esistenziale che si usura con il passare degli
anni, Gli espedienti con cui vivono e le truffe alla tipica azienda familiare ed ipocrita del tessuto
produttivo italiano sono espressione di un anticapitalismo (in)volontario del residuale, una
resistenza passiva provinciale, sincera e incasinata a una società che vuole cancellare le città di
pianura a tutti i livelli.
