La medializzazione di un amore dannato, nel passaggio dal romanzo al film, non deve necessariamente seguire punto per punto il testo di partenza; nessuno, d'altronde, si è lamentato del Dracula di Besson che, inevitabilmente, cambia moltissimo rispetto al romanzo di Bram Stoker. Forse perché il brand "Dracula-Nosferatu" è stato ampiamente mercificato nel corso di tutta la storia del cinema. In questa critica fin troppo semplicistica al film della Fennell, cade in pieno il "cinefilo performativo": colui che guarda con sospetto le super produzioni americane a favore di un cinema più bohémien, da gustare un mercoledì notte in una sala d'essai. Se in Cime tempestose di Kosminsky (1992) si cercava di trasporre componente narrativa e personaggi in modo fedele, E. Fennell coglie invece l'essenza intrinseca del romanzo: un desiderio carnale e dell'anima, imprescindibile dal tempo, dalla struttura sociale e dalla morte. La regia, mediante l'utilizzo di colori saturi, un'atmosfera onirica a tratti carnevalesca ed elementi che richiamano un immaginario più contemporaneo che ottocentesco (come gli abiti della protagonista Catherine), è la chiara rappresentazione di uno sguardo moderno che riflette retrospettivamente, senza risultare anacronisticamente ancorato al passato. L'amore tra Heathcliff e Catherine è malato, sadico e mosso da un irrefrenabile desiderio. Un desiderio che è motore di ogni azione, negato a sé stessi per poi esplodere come una bomba. Infatti, in questo film Eros e Thanatos danzano insieme armoniosamente. Ci sono due fili conduttori. Il primo riguarda la passione inconfessabile, nascosta nell'ardore del piacere individuale. Inizia con il voyeurismo di Cath che osserva, da una fessura della soffitta, due membri della servitù praticare sesso sadomasochista. È lì che il tocco di Heathcliff, che le copre occhi e bocca con le mani, accende la sua bramosia, dando inizio all'immaginazione e alla tempesta interiore. Catherine nega a sé stessa l’amore e nega di palesarlo a Heathcliff, proprio come Violetta ne La Traviata: di fronte alla perdita della verginità emotiva e a passioni mai provate prima, diventa indisposta verso le stesse, non accettandole. Il secondo filo conduttore riguarda l’espressione e la conseguente implosione del desiderio confessato: attraverso la sua rivelazione, inizia la distruzione. I due si amano in modo proibito, fugace, irrefrenabile, irresistibile, sfidando l’apparenza, il sistema sociale, i dogmi della famiglia e la riduzione a merce della donna ottocentesca. Catherine è libera di piangere davanti al proprio coniuge per un degno amore che non è lui. Heathcliff entra nel suo emisfero sconvolgendolo, toccandolo, cambiandolo. Si appropria di un amore che si lascia prendere. Non c’è ostacolo, non c’è freno. Lo spettatore vive la stessa frenesia dei protagonisti, seppur consapevole della fugacità di quella stessa unione. L’amore sconveniente e inenarrabile tra Cath ed Heathcliff trova la sua rappresentazione in scene dalla forte carica erotica, in cui i due si abbandonano alla voluttà. Jacob Elordi e Margot Robbie offrono un’interpretazione che rispecchia gli intenti del film, aiutati anche dalla musica coinvolgente e a tratti epica di Charli XCX. C’è chi si limita a dire che le musiche creino un’atmosfera da videoclip, sottovalutando il potere che hanno i social media (in particolare Instagram e TikTok) nel plasmare le nostre percezioni nel momento in cui rendono virale qualcosa, come nel caso della colonna musicale del film prima ancora della sua uscita in sala. In questa sede si ritiene che neanche il cinefilo performativo possa essersi sottratto dall'asciugare furtivamente la lacrima che gli ha rigato il volto dopo il finale del film, per poi nascondere la manica bagnata e affermare con una smorfia: “Niente di che”.
